GRSTORY – Alla scoperta di… Danilo Cataldi

15 Gennaio 2021

Danilo ha un modo tutto suo di rilassarsi: costruire Lego. Si mette lì, con calma, e unisce i pezzi. Uno dopo l’altro, ci passa le ore. Diventa matto. Crea vere e proprie opere d’arte in miniatura, belle da vedere e piuttosto delicate, che oggi custodisce temporaneamente in alcuni scatoloni piazzati in garage: lì dentro c’è di tutto, da monumenti di città a un set di Harry Potter fino al il Castello della Disney. Il prossimo obiettivo si chiama Colosseo, da poco uscito in commercio. Lo comprerà a breve. Durante il lockdown di marzo ha trovato modi alternativi per raggiungere la pace dei sensi, tipo lavare i piatti a mano. Lavastoviglie? Macché. L’acqua calda che scorre tra le mani, una pezza bagnata e le cuffie con la musica sono trecentomila volte meglio. Parola sua.

Pane al pane, vino al vino. Cataldi parla come mangia (usa «ao» al posto delle virgole), dice le cose che pensa e gioca a calcio con talento e cuore. Ah, ma quindi è un tipo romantico! Insomma. Una volta ha organizzato una dolcissima caccia al tesoro alla sua compagna ma potrebbe fare di più. Come papà niente da dire, anche se il figliolo è piccino e il percorso è ancora lungo. È paziente, affettuoso, cambia una marea di pannolini e si cimenta in bagnetti. Avvio top.

Se non avesse fatto il calciatore avrebbe lavorato con suo papà che consegnava bibite ai locali della zona in camion. Cosa combinerà in futuro non sa ancora, adesso pensa a fare il calciatore e vincere con la sua amata Lazio. Indossa la 32 perché è il primo numero avuto in prima squadra, da piccolo osservava l’eleganza di Zidane e il gol a cui tiene di più è datato 4/11/18: Stadio Olimpico, contro la SPAL, una vera liberazione dopo anni di prestiti in giro per l’Italia. Al tempo era il settimo centrocampista della rosa biancoceleste, oggi conserva a casa le medaglie d’oro della Coppa Italia e della Supercoppa, vinte da protagonista. Ricordatevi che niente è impossibile, come recita il suo stato whatsapp. Già, son soddisfazioni. Insieme ai Lego, ovvio. Che un giorno esporrà in una camera bella grande fuori dalla portata dei bambini.