GRSTORY – Alla scoperta di Jakub Jankto

28 Settembre 2021

Il soprannome «Kuba» in famiglia si trasforma in «Kubo», ovvero «piccolo, caro, amore di mamma», detto con tono dolce e affettuoso. Gli amici di sempre invece lo chiamano «Sampi» perché la prima squadretta in cui giocava vicino casa, a Praga, aveva un leggero problema di… omonimia. L’allenatore urlava «Jakub, vieni qui!» e accorrevano in dieci. Ruoli diversi ma tutti con lo stesso nome di battesimo. Così ci ha pensato papà che un giorno ha deciso di levare qualsiasi dubbio. «Jankto? No, Sampi». Da Sampa Lajunen, re delle nevi, uno dei più grandi combinatisti nordici della storia, con 3 ori alle Olimpiadi e 3 Mondiali. «Devi avere la sua stessa mentalità, vincente».

Quando non va su e giù per la fascia calciando missili da posizioni improbabili, Jakub disegna quadri e studia le lingue. Ne parla bene 4 anche se vorrebbe migliorare il russo: fino a un anno fa, pre Covid, frequentava tre lezioni a settimana. Ha raggiunto un ottimo livello di italiano e punta a ottenere il C2 (a fine stagione) ma se la cava piuttosto bene anche in spagnolo, con una certificazione B1 già in tasca. L’altra grande passione è, come detto, il disegno. Mente leggera, mano ferma e creatività, il ragazzo ci sa fare ma soprattutto gli piace da matti e si nota: in cantiere c’è un progetto tutto nuovo pronto a partire. Stay tuned.

Jakub avrebbe volentieri continuato gli studi in legge ma il feeling con il pallone era troppo forte per ignorarlo. Ha le idee chiare, sia sui modelli da seguire in campo, Nedved, Rosicky e Iniesta, sia sul percorso da intraprendere quando smetterà di giocare: l’allenatore, ma dei bambini, tra sorrisi e felicità.

Zero tatuaggi, tanta concretezza. Il numero che indossa da sempre è il 14 ma la scaramanzia non c’entra. I risultati passano dai fatti. Preferisce dormire meno e pensare di più a come migliorare. Un gol nel derby lo calma almeno per 12 ore, non oltre: lo ha dedicato ai tifosi sampdoriani che non sono potuti andare allo stadio, perché senza il calore della gente è diverso, sembra tutto uguale. Ma Jakub, uguale agli altri non è, in campo come nella vita.