GRSTORY – Alla scoperta di… Nicolò Rovella

21 Aprile 2021

Per conoscere meglio Nicolò Rovella basta sbirciare la data che si è tatuato (sì, adora i tatuaggi e ne ha vari!) sulla nuca: 21/10/2019, giorno di Inter-Genoa. Thiago Motta, allenatore dei rossoblu, decide di farlo esordire in Serie A a 18 anni e 17 giorni. «Vai, senza paura, e dimostra quello che sai fare». Paura a chi? Nicolò è un ragazzo che non si tira mai indietro e dice sempre quello che pensa. Diretto, schietto, vero. In campo sa prendersi le responsabilità del ruolo che ricopre, lì in mezzo al traffico, nel cuore del gioco, ispirato da un modello come Luka Modric. «Il migliore, lo seguo fin da piccolo», anche se la prima magliettina che si è comprato per tirare quattro calci a un pallone tra amici è quella di David Beckham.

Ascolta tanto rap italiano che va di moda adesso ma non lo balla, leggenda narra sia poco predisposto. Gioca spesso alla playstation e si «usa» sempre, così va sul sicuro e se sbaglia sa con chi prendersela. Responsabile e studioso: «Nik» vuole finire il liceo economico in amministrazione, finanza e marketing. Il numero fortunato è il 6 che al Genoa era e sarà sempre del grande Gianluca Signorini.

Nicolò, nato a Milano come papà Paolo, adora il mare, specialmente quello della Sardegna poiché la mamma è di Cagliari. L’albero genealogico però regala sorprese decisamente… internazionali: la nonna da parte di papà è belga, quella da parte di mamma tedesca. Lui ha preso un po’ da una e un po’ dall’altra, senza distinzioni né frontiere. No limits. Mai. Nella vita come con un pallone tra i piedi.